Il Cannabidiolo (CBD): tutto quello che devi sapere

Il cannabidiolo, noto come CBD, grazie alla sua crescente diffusione e a studi accurati si sta rivelando una sostanza molto interessante e con ottime proprietà. È in grado di contribuire in maniera positiva alla gestione di malattie che prima si consideravano destinate solo ad essere affrontate con farmaci tradizionali. Fra queste spiccano: epilessia, schizofrenia, alcune forme di cancro, Alzheimer, depressione e intestino irritabile. Di recente è diventato possibile l’acquisto on-line dell’olio di CBD, senza prescrizione medica. Clicca qui se cerchi ulteriori informazioni su alcuni shop online di CBD.

Il Cannabidiolo

Nella Cannabis Sativa si trovano più di 80 cannabinoidi naturali. La canapa è stata usata per millenni per le sue notevoli proprietà medicamentose, questo fino agli anni ’30. Poi, per motivazioni di tipo socio-politico, il suo uso iniziò ad essere osteggiato e in molti paesi divenne completamente illegale.

Studi neurologici hanno dimostrato che il nostro cervello è dotato di un sistema endocannabinoide. È formato da un complesso gruppo di recettori che rispondono spontaneamente a sostanze del tutto simili a quelle presenti nella cannabis. Questo dimostra che l’uso della canapa come farmaco fa parte dell’evoluzione naturale dell’essere umano. Infatti la marijuana è una delle piante più antiche fra quelle coltivate dall’uomo.

Il nostro sistema endocannabinoide è strettamente collegato a quello immunitario. Si attiva in condizione di piacere, oltre ad essere strettamente connesso con la vita cosciente e con le funzioni della ghiandola pineale.

In sostanza favorisce la digestione e l’assimilazione dei nutrienti oltre a migliorare la qualità del sonno. Fa parte di un meccanismo che aiuta il sistema con cui il nostro corpo dimentica. Si tratta di uno strumento di difesa, che l’essere umano utilizza per lasciarsi indietro i traumi e poter proseguire serenamente la sua vita.

Il nostro corpo produce spontaneamente endocannabinoidi, che si trovano persino nel latte materno e svolgono funzioni di regolazione a livello cardiocircolatorio, immunitario e riproduttivo. Si sono però riscontrati casi di una produzione insufficiente di queste sostanze in alcuni soggetti.

Questo ad esempio si traduce nella difficoltà di digerire certi alimenti. Da studi sperimentali è risultato che l’assunzione di cannabidiolo ha inibito fortemente il meccanismo infiammatorio in questi soggetti. Ciò consente loro un’alimentazione più serena e soprattutto una migliore capacità di assorbire nutrienti dal cibo.

Che cos’è il CBD

Si tratta di un cannabinoide presente, insieme a più di 80 altri, nella Cannabis Sativa. Per anni è stato trascurato perché l’attenzione era tutta rivolta al THC, tetraidrocannabinolo, per i suoi effetti psicoattivi. A differenza di questo, però, il CBD non presenta nessuna azione psicotropa. Si presta invece benissimo ad essere impiegato per affrontare varie tipologie di malattia.

Uno studio del 2013, pubblicato dal British Journal of Clinical Pharmacology, afferma che il CBD è il principale componente non psicoattivo della canapa e della marijuana. È un potente anticonvulsivo e antinfiammatorio, svolge una funzione antiemetica e antiossidante.

Inoltre è un buon antipsicotico e un ansiolitico naturale. Questo lo rende un ottimo candidato per il trattamento delle neuroinfiammazioni, delle lesioni ossidative, della nausea e del vomito, oltre che della schizofrenia e dell’ansia.

Bisogna notare che il CBD è una delle componenti attive più presenti nella marijuana. Però quella che viene comunemente usata per la percentuale di THC, spesso non ha livelli sufficienti di cannabidiolo. Per poterlo estrarre bisogna usare tipologie di piante selezionate per presentare bassissimi livelli di tetraidrocannabinolo. Questo viene mantenuto in proporzioni ben al di sotto della soglia attiva, in modo tale da poter avere una maggiore espressione del CBD.

Benefici dimostrati del CBD

Diversi studi scientifici dimostrano che il cannabidiolo ha effetti antiproliferativi e proapoptotici sulle cellule cancerose. In una sperimentazione del 2006, pubblicata sul Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics, il CBD ha inibito la crescita cellulare nel tumore al seno.

In sostanza causa la morte delle cellule cancerose, ma al tempo stesso si è dimostrato assolutamente neutro nei confronti di quelle mammarie sane. Secondo lo studio, 700 mg al giorno per 6 settimane non hanno causato effetti negativi sulle cellule sane. Questo fa supporre come la sostanza si possa impiegare per trattamenti di lungo periodo.

Di recente è stato anche impiegato nel trattamento di tumore al colon e leucemia, oltre che per il cancro del polmone. Da altri studi risulta che anche il tumore alla cervice può essere trattato in maniera positiva con il CBD.

I meccanismi con cui questa sostanza lavora contro le cellule cancerose sono sostanzialmente tre. Impedisce loro di produrre energia e questo ne determina la morte. Favorisce le cellule attivate dalle linfochine (LAK) nel loro meccanismo di contenimento della malattia. Blocca la segnalazione CPR55 e questo inibisce la proliferazione delle cellule tumorali.

Il CBD è un analgesico naturale, perché inibisce la trasmissione a livello dei neuroni nei percorsi utilizzati dal sistema nervoso per la gestione del dolore. Il Journal of Experimental Medicine del 2012 ha dimostrato che il dolore infiammatorio e neuropatico cronico nei roditori è stato eliminato col solo uso di CBD.

Secondo i ricercatori, questo potrebbe aprire la possibilità di creare nuovi e importanti analgesici contro il dolore cronico. Uno studio canadese del 2007 mostra che uno spray di CBD e THC ha dato ottimi risultati nel trattamento del dolore neuropatico. La sperimentazione è stata fatta in pazienti affetti da sclerosi multipla, che per più della metà dei casi risultava essere debilitante.

L’impiego del CBD produce eccellenti risultati nella riduzione di infiammazioni e auto-immunità. Quindi è un ottimo prodotto per il trattamento di malattie basate su questi disturbi. Si usa anche per possibilità di tollerare meglio alimenti che per qualche motivo vengono rigettati dall’organismo. Riduce così situazioni di forte dolore e debilitazione in soggetti altrimenti sani.

Sebbene non sia ancora noto con precisione il meccanismo con il quale agisce a questo livello, il CBD si è mostrato utile per pazienti schizofrenici. Dal punto di vista farmacologico ha un effetto analogo a quello di alcuni farmaci antipsicotici atipici. Il risultato è stato particolarmente interessante, a patto però di ridurre o eliminare del tutto lo zucchero nella loro dieta.

Studi sperimentali dimostrano come l’impiego di CBD abbia ridotto drasticamente i livelli di ansia su soggetti con disturbi. Ha abbassato, in queste persone, lo stato di allerta prima di discorsi in pubblico.

Ha agito riducendo notevolmente il livello di confusione mentale in soggetti con problemi legati agli attacchi di panico o affetti da stress post traumatico. Si è rivelato ottimo nel trattamento dell’epilessia e dei disturbi del sonno.

Una terapia a base di CBD sembra dare buonissimi risultati nelle malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer. Protegge infatti dalla tossicità beta-amiloide le cellule del cervello.

Inoltre ha un notevole effetto sulla nausea e il vomito, ma per la gestione di questi problemi è necessario un dosaggio specifico. È efficace a bassi livelli, ma con dosi elevate l’impiego può diventare fonte di fastidi.

A livello metabolico riduce il rischio di sviluppare problemi legati all’insulina, come il diabete. Al tempo stesso promuove la salute cardiovascolare. Protegge dai danni causati da alti livelli di glucosio, infiammazioni e diabete di tipo 2, inoltre controlla l’iperpermeabilità vascolare.

Infine ha dato promettenti risultati nel trattamento dell’artrite reumatoide e ne spinge fortemente la regressione, con un impiego esteso nel tempo.

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