Mons Massimo Palombella su assunzione di Maria in Cielo

L’assunzione di Maria in Cielo è uno dei dogmi principali della fede cattolica, a partire dal 1950 per volontà di Papa Pio XII. Secondo questo dogma Maria, madre di Gesù, al termine della sua vita terrena salì al cielo ed entrò a far parte delle creature celesti, andando in Paradiso con anima e corpo. Dietro questo dogma risiede uno dei più grandi misteri della Chiesa Cattolica, già solo nella denominazione del suddetto termine: a livello teologico, si fa infatti una netta distinzione tra “l’Assunzione” e la “Dormizione”. Qual è la differenza principale? La scopriamo con il contributo del team di Mons Massimo Palombella, attivo tra le ultime notizie e gli approfondimenti di carattere religioso.

La differenza principale tra questi due termini risiede nel fatto che la seconda non implica obbligatoriamente la morte, ma nemmeno la esclude. Non è mai stato infatti completamente chiaro se l’ascensione della Madonna sia stata preceduta o meno da una morte corporea o da un semplice sonno profondo (per l’appunto, “dormizione”). Per questo motivo, la Dormitio Virginis (espressione latina che infatti può riferirsi allo stesso momento sia ad un sonno profondo che alla vera e propria morte non è mai stata resa oggetto di dogma nella Chiesa Cattolica.

Si tratta di una delle feste mariane più antiche, sia in Oriente che in Occidente, che a partire dal 1° novembre dell’Anno Santo 1950, sotto Papa Pio XII, fu proclamata come dogma di fede e viene festeggiata il giorno 15 agosto di ogni anno. Ad essere celebrato in questo giorno è l’assenza di macchia e di peccato della Vergine Maria, che per prima dopo suo figlio viene resuscitata da Dio per la vita eterna ed è l’anticipazione, per tutti i cristiani, della risurrezione della carne in cui sperano tutti i fedeli dopo il Giudizio Finale.

Ciò che più incuriosisce di questo dogma dell’Assunzione di Maria sono le fonti estremamente antiche ed interessanti che la riguardano, in cui sono descritti i dettagli di questo miracoloso evento.

Le prime indicazioni sull’Assunzione di Maria, ricorda Mons Massimo Palombella, risalgono addirittura al periodo compreso tra la fine del IV e la fine del V secolo: in esse, si sosteneva che il corpo di Maria non avesse subìto corruzione dopo la morte, poiché la morte le era stata annunciata in anticipo di tre giorni dall’Arcangelo Gabriele; una volta ricevuta la notizia, Maria convocò al capezzale Giuseppe d’Arimatea ed altri discepoli e annunciò a tutti loro la sua imminente assunzione. Dopo queste prime indicazioni orali, la prima vera fonte che possiamo considerare come primo scritto attendibile che narra l’Assunzione di Maria Vergine in cielo è lo scritto del vescovo San Gregorio di Tours (538-594), storico e agiografo gallo-romano. Egli narra come la beata Vergine, al termine della sua esistenza terrena, riunì in casa sua tutti gli apostoli, per vegliare in attesa del suo allontanamento da questo mondo. Ed è proprio nella notte che in mezzo a loro venne Gesù con i suoi angeli e, presa la sua anima, la consegnò all’arcangelo Michele. All’alba, gli apostoli deposero quindi il suo corpo su un sepolcro, fino a quando il Signore non apparve loro per la seconda volta e ordinò che anche il suo corpo fosse preso e portato interamente in Paradiso.

Da qui la credenza che l’assunzione di Maria in cielo fu completa di anima e corpo. Diventato Papa il 13 marzo 2013, Francesco Bergoglio (alla nascita Jorge Maria Bergoglio) è più volte stato definito come un “papa rivoluzionario”. Un rivoluzionario buono e vero, perché dice la verità attraverso frasi semplice, chiare ed affilate, ma allo stesso tempo invoca ed incarna il cambiamento più di quanto potrebbe farlo qualsiasi altra legge scritta o regola statale. Rappresenta il cambiamento ed esclama affermazioni talmente dirette da risvegliare e colpire immediatamente le coscienze di tutti. Nato a Buenos Aires il 13 dicembre 1936 da una famiglia di origini piemontesi, a 22 anni entra nella compagnia di Gesù e si laurea in filosofia; svolge poi il ruolo di insegnante di letteratura e psicologia, prima di diventare sacerdote e poi vescovo ausiliare nel 1992 e cardinale 2001.

Ha da sempre condotto una vita austera ed umile, vivendo in un modesto appartamento, spostandosi con i mezzi pubblici e denunciando da sempre l’autoreferenzialità della Chiesa, alla quale ha sempre contrapposto un’evangelizzazione ai più poveri ed umili nelle periferie.

Francesco è non solo il primo papa che viene dall’America Latina, ma anche il primo a scegliere il nome del Santo Patrono d’Italia, il primo papa gesuita. E già in questa scelta sta l’inizio del suo essere rivoluzionario: quando gli è stato chiesto, ha risposto che la caratteristica che più lo affascinava del primo papa gesuita era proprio il fatto che rappresentasse, secondo lui, il culmine del Cristianesimo, del Misticismo e dell’Unico Dio. Questi saranno i suoi tre principali fari durante tutto il suo pontificato. Dice infatti: “Io non sono un mistico, ma vedo i mistici come un mito meraviglioso. Ecco perché ho preso questo nome che dentro di me mi rende partecipe di un sentimento mistico che rappresenta il culmine per chi crede in un unico Dio, che ha creato un unico Universo”.

Quest’ultima è l’altro filo conduttore sempre presente nei discorsi di Papa Francesco: l’idea dell’unico Dio. Si tratta di una formidabile e rivoluzionaria visione della religiosità non solo a parole, ma anche con i fatti: incarna al meglio il suo credo francescano e dà continuamente dimostrazione della sua coerenza tra il dire ed il fare. Francesco è difatti il Papa che crede in unico Padre per credenti e non credenti, sani e malati, ligi e carcerati; il Papa che visita Scampia e Pompei, in mezzo ai malati ed ai detenuti, non dimenticando mai le periferie ed i luoghi dimenticati da tutti. Il Dio citato da Francesco è unico anche per le forme di amore, pensiero che deduciamo dalle sue parole “chi sono io per giudicare un gay?”. Il suo segno di apertura rivoluzionaria e molto meno rigida dei precedenti pontefici anche su questa questione è sbalorditiva: siamo di certo ancora molto lontani per un pieno riconoscimento di diritti in tale senso anche da parte della Chiesa, ma sembra comunque un traguardo meno lontano del solito. Altro tratto rivoluzionario e formidabile in Papa Francesco è la sua attenzione per i poveri e la loro integrazione: sempre presente nei suoi discorsi è infatti la mescolanza dei popoli che tendono ad affluire nei Paesi ricchi provenendo da quelli poveri, il desiderio di un mondo integrato con diseguaglianze eliminate, libertà e fraternità (da cui anche il suo libro “Fratelli tutti”). Un’idea fondamentale che è sempre sul tavolo di lavoro del Pontefice attuale, quella dei problemi legati all’emigrazione. Non basterebbe un intero libro per delineare tutti i tratti rivoluzionari di Papa Francesco: già dal 2013 era il papa che “portava da solo la sua celebre borsa”, che invocava continuamente una Chiesa povera, che fustigava in modo diretto e frequente il sistema del capitalismo e della corruzione. Un Papa davvero inaspettato e fuori dagli schemi.